I profani di architettura come me quando pensano a Barcellona subito visualizzano le opere più famose di Antoni Gaudì (Sagrada Familia, Casa Battlò, Casa Milà “La Pedrera” e Parc Güell in primis), senza contare che le opere di Gaudì non sono solo queste, e che gli architetti modernisti spagnoli in realtà furono molti. Semplicemente Gaudì è il più noto tra noi turisti italiani.

Cos’è il Modernismo catalano?

La versione spagnola, o meglio catalana (molto marcata già allora la componente nazionalista), di quella corrente artistica che tra fine Ottocento e inizio Novecento si diffuse in Italia come stile Liberty e in Gran Bretagna e Francia come Art Nouveau. Oltre a rompere nettamente con i canoni classicisti in auge all’epoca, si tendeva a riscoprire i principi alla base della cultura e dell’identità catalana, fondendo il gotico con un nuovo modo di studiare e vedere la natura, con un grande uso dei colori. I tre architetti più famosi che ne fecero parte furono Antoni Gaudì (sicuramente il più visionario), Lluìs Domènech i Montaner e Josep Puig i Cadafalch.

Qui voglio inserire qualche foto dei due edifici modernisti (entrambi Patrimonio Mondiale dell’Unesco) che mi hanno colpito di più nel breve periodo trascorso nella città catalana: uno è forse il più famoso, di sicuro quello che si vede da più lontano (la Sagrada Familia), l’altro è poco distante, sicuramente famoso nel mondo ma poco frequentato dai turisti: il Recinto Modernista dell’architetto Lluìs Domènech i Montaner.

Basilica de la Sagrada Familia (o Temple Expiatori de la Sagrada Familia)

Preparando velocemente il viaggio a Barcellona ho letto molti pareri negativi sull’interno della Sagrada Familia: ma solo qualcuno che non ha occhi per vedere può scrivere qualcosa di simile. Per goderlo al meglio è fondamentale vederlo la mattina, quando il sole entra dalle vetrate e colora gli interni in un modo incredibile, fiabesco (e studiato allo scopo).

Per garantirsi l’ingresso nel momento migliore è necessario prenotare il biglietto; andando la mattina presto si potrebbe trovare il primo orario disponibile molte ore dopo.

Prenotate on-line da qui

Ci sono diversi tipi di biglietto (con o senza audioguida, con la salita sulle torri, con visita guidata), a partire da 15€. Il prezzo è elevato (già con l’audioguida passa a 22€), ma ne vale la pena. Noi abbiamo preso il biglietto base senza audioguida, visto che abbiamo preferito acquistare un paio di guide cartacee (con splendide foto) prima di entrare, e le vertigini mi bloccano quasi sempre quando c’è da andare in alto.

Il biglietto d’ingresso è la fonte di finanziamento della costruzione, come previsto fin dall’inizio dal promotore del progetto.

Spesso ci si stupisce che a 90 anni dalla morte del suo architetto la Sagrada Familia non sia ancora ultimata. D’altronde il cantiere è stato aperto già nel 1882 (Gaudì vi lavorò dal 1883, subentrando al primo architetto incaricato, fino alla morte nel 1926). Nel fare questo però ci scordiamo che tutte, o quasi, le cattedrali che si trovano in giro per l’Europa sono state costruite non in qualche decennio, ma in più secoli: senza allontanarci tanto da casa, si pensi al Duomo di Milano, iniziato nel 1387 si può considerare ultimato solo nell’Ottocento; o Notre-Dame a Parigi, dal 1163 a tutto il XIV secolo… Certo, erano altri tempi, altre tecnologie…ma basta farsi un giro al museo della Basilica e per vedere ancor meglio la complessità di questa costruzione (in pietra, non ci sono colate di cemento!).

Da ricordare anche che, nel 1936, il laboratorio in cui venivano conservati i progetti originali e i plastici fu arso da un incendio!

Vale la pena osservare tutte le facciate della basilica, anche quelle non ultimate (e andando nel parco di fronte alla facciata della Natività, si avrà una vista quasi bucolica, come probabilmente era quest’area della città al tempo dell’inizio dei lavori).

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I lavori in corso alla facciata della Passione
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Facciata della Passione
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Particolare del portale della facciata della Natività

Gli interni… forse solo di persona nel momento di miglior illuminazione possono rendere al massimo, ma mi pare che anche in foto non siano male.

Le colonne, le volte, le finestre: tutti sono ispirati direttamente dalla natura. Sembra di veder filtrare la luce attraverso le fronde degli alberi in un bosco. L’iniziale ispirazione alle cattedrali gotiche ha subito un’evoluzione incredibile!

Il Museo sottostante è di estremo interesse ed utilità per comprende lo sviluppo del progetto, oltre alla storia della costruzione dell’edificio.

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La navata centrale

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L’interno del transetto

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Particolare di una porta

Da ricordare che la Basilica è stata consacrata solo nel 2010.

Per maggiori informazioni ecco la pagina wiki.

Per me è stata una visita al di sopra delle aspettative, anche da non credente!

Recinte Modernista de Sant Pau

In fondo ad Av. de Gaudì, a circa un chilometro dalla Sagrada Familia, dopo una passeggiata piacevole anche nella calura di ferragosto, si arriva a questo complesso di edifici, nato nel 1902 (aperto poi nel 1930) per le crescenti necessità di quello che al tempo era il primo ospedale generale di Barcellona (infatti il nome originale sarebbe Hospital de la Santa Creu i Sant Pau).

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La posizione dei due edifici; sulla mia guida l’Hospital è addirittura fuori pianta!

Progettato da Lluìs Domènech i Montaner, l’archittetto anche del Palau de la Musica Catalana, oggi è aperto al pubblico solo parzialmente. Alcuni padiglioni sono in restauro, altri sono sede di centri di conoscenza e ricerca ed organismi internazionali (come l’OMS).

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L’edificio che si vede per primo, il Padiglione dell’Amministrazione, promette già molto bene. Lo visiteremo per ultimo, visto che l’uscita è sempre qui.

Il biglietto ha un costo decisamente ragionevole, 8€, ed include un libretto in italiano molto completo (lo stesso materiale del sito web, che però è solo in spagnolo, catalano, francese e inglese!). Controlli all’ingresso di persone e borse, con tanto di metal detector.

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Il Padiglione dell’Amministrazione

Passati i controlli si scende al piano di sotto per percorrere il corridoio che veniva utilizzato per spostare i pazienti tra i padiglioni. Il corridoio sotterraneo è, contemporaneamente, surreale e sinistro (barellieri e malati fantasma compaiono all’improvviso). Si sbuca nel cortile centrale, una meraviglia circondata dai vari edifici in mattoni rossi, pietra e ceramica.

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Si visitano due padiglioni: il Sant Rafael (nella foto sotto), lasciato il più simile possibile a com’era nel periodo di utilizzo ospedaliero (e la foto sulla parete di fondo lo rende ancora più chiaro), e il piccolo Sant Jordi, i cui interni sono interamente ricoperti di piastrelle, per ragioni sanitarie (era il pronto soccorso e la pediatria), ma oggi ospita esposizioni temporanee.

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Il Padiglione dell’Amministrazione lascia senza parole per la ricchezza e originalità dei decori interni, per le dimensioni di stanze, corridoi e scalinate.

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La cupola nel vestibolo

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Una vera scoperta, lontano dalle folle dei monumenti più famosi e centrali, un luogo di pace, pieno di simbolismi – a partire dalla pianta a “croce dei templari” dell’insieme ospedaliero – e allegorie, nell’affollatissima Barcellona di agosto.

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