Febbraio 2009.

Nel nostro breve itinerario invernale nell’Ovest degli Stati Uniti una delle tappe più emozionanti è stata sicuramente quella nel Bryce Canyon National Park, area protetta dagli anni Venti del Novecento, a ridosso della Dixie National Forest nel sud dello Utah.

Ci abbiamo trascorso la notte, per fortuna, perchè viste le condizioni meteorologiche avremmo avuto difficoltà a spostarci al buio anche con il fuoristrada. Abbiamo infatti percorso tutta la strada da Moab a qui sotto una violenta nevicata, per strada solo noi, qualche sventurato e i gatti delle nevi. Arrivati a Panguitch per fortuna il tempo è migliorato, è spuntato anche un timido sole, e abbiamo potuto così godere del parco in una veste meno nota ai turisti italiani, che qui di solito vengono in estate.

Se devo dire la verità, tra i pochi ospiti presenti al Ruby’s Inn quella notte c’era proprio un gruppetto di italiani che facevano il tour al contrario rispetto a noi.

Il parco innevato è uno spettacolo meraviglioso, ma c’è anche un aspetto negativo: visto che non c’è stato il tempo di ripulire tutte le strade di accesso ai view points, solo una parte era accessibile.

Prima della visita vera e propria, come sempre è d’obbligo una tappa al Visitor Center dove raccogliere materiale e informazioni fresche sulle condizioni del parco. Ci si muove con mezzo proprio da un punto panoramico all’altro (non ci si dimentichi mai di visitare il sito governativo, in inglese, che oltre ad avere tutte le segnalazioni aggiornate, ha foto molto belle).

Viste le condizioni meteo (nel pomeriggio e nella notte riprenderà a nevicare ad intervalli) è visitabile solo la parte dell’anfiteatro, non l’intero parco: ci siamo potuti quindi fermare ai 4 punti di osservazione principali (Sunrise Point, Sunset Point, Inspiration Point e Bryce Point, oltre a percorrere un tratto del Navajo Loop a piedi (ovviamente con scarpe e pantaloni impermeabili).

Lo spettacolo creato dall’erosione nel corso di milioni di anni è assolutamente da togliere il respiro.

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Fin che il cielo ha retto, partendo dal Sunset Point siamo scesi per un po’ lungo il Navajo Trail; in tal modo si ha un’idea più precisa sull’imponenza degli hoodoos (i pinnacoli di pietra formatisi per l’erosione) e sulla loro precarietà.

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Non ci è possibile percorrere tutto il sentiero (2,2 km con un dislivello di 167m); anche se sul fondo lo strato di neve non è alto è comunque molto sdrucciolevole, non siamo abbastanza attrezzati. Arriviamo poco oltre la zona chiamata Wall Street (immagino per la sensazione data dalle pareti alte e strette), poi il cielo si oscura di nuovo e ricomincia a nevicare.

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Non è una cosa insolita che in febbraio nevichi a Bryce; ci troviamo infatti a circa 2400 metri (e oltre)!

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Bellissima ed incredibilmente azzeccata la leggenda indiana riportata in uno dei pannelli informativi (da ricordare che negli Usa ogni sasso o foglia degno di nota ha un pannello informativo di fianco!)

[la traduzione è opera mia, in rete se ne troveranno sicuramente di migliori]

Prima che ci fossero gli Indiani, il Popolo Leggendario, To-when-an-ung-wa, visse in quel luogo. Erano in molti. Erano di molti tipi (specie) – uccelli, animali, lucertole, e cose simili – ma avevano l’aspetto di persone… Per qualche motivo, il Popolo Leggendario in quel luogo era cattivo. Poichè erano cattivi, Coyote li trasformò tutti in rocce. Puoi vederli adesso in quel posto; tutti trasformati in pietra, alcuni stando in piedi in fila, alcuni seduti, alcuni afferrando altri. Puoi vedere le loro facce dipinte come erano prima che diventassero pietre…

Before there were any Indians, the Legend People, To-when-an-ung-wa, lived in that place. There were many of them. They were of many kinds – birds, animals, lizards, and such things – but they looked like people… For some reason, the Legend People in that place were bad. Because they were bad, Coyote turned them all into rocks. You can see them in that place now; all turned into rocks, some standing in rows, some sitting down, some holding on to others. You can see their faces, with paint on them just as they were before they became rocks…

Paiute Indian Legend

 

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Il percorso in auto dal Visitor Center al Bryce Point è di circa 6 km (Inspiration Point è più o meno a metà strada). In alternativa e con il bel tempo sarebbe possibile percorrere il Rim Trail a piedi. Ci sono poi diversi sentieri percorribili anche in inverno, ma con l’abbigliamento adatto (soprattutto ai piedi!).

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Il Bryce Point, l’ultimo punto che riusciamo a raggiungere, è a 2539 metri. Da qui si ha la vista forse più maestosa (e con qualche raggio di sole).

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La Wall of Windows (parete di finestre) è alla sinistra del Bryce Point…di fronte allo spettacolo che si vede nella foto qui sotto!

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Tornando verso il motel (l’unico aperto in inverno nell’area del parco) ci chiediamo se la mattina dopo riusciremo a ripercorrere i vari punti con una luce migliore…purtroppo invece ci attendeva un’altra mattina di bufera!

In compenso la piscina deserta con vista sulla neve, l’idromassaggio in camera, perfino l’arredamento country-kitsch di questo (enorme) motel, dotato di negozi e ristoranti, ci sono apparsi forse più accoglienti e piacevoli di quanto non fossero in realtà dopo un’intera giornata nella neve.

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TO BE CONTINUED

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