La prima tappa del nostro itinerario nel West degli Stati Uniti d’America è stata la città californiana più a sud, a pochi chilometri dal confine con il Messico (e dalla famigerata Tijuana): San Diego.

Perchè San Diego, e non Los Angeles, tanto ambita dalla maggior parte degli italiani che riescono a fare un viaggio in zona? Non solo, per un’appassionata di cinema come me, come rinunciare ad andare ad Hollywood e sulla Walk of Fame? Diciamo che, per ragioni familiari, è una tappa solo rimandata al futuro; non mi attirava più di tanto visto che si tratta di una megalopoli che avrebbe richiesto ben più tempo delle 2 notti a disposizione.

San Diego

Siamo atterrati a San Diego già con il buio, per fortuna l’aeroporto era piuttosto piccolo e tranquillo, quindi la stanchezza del viaggio non ci ha impedito di raggiungere il noleggiatore in tempi rapidi.

Ritirata la nostra Jeep siamo andati direttamente al Motel 6 (uno di quelli arredati con design moderno), doccia e a letto.

A causa di una notte praticamente insonne (il jet leg e la mia cronica difficoltà ad addormentarmi si sono sommati) i ricordi della visita alla città sono piuttosto confusi.

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Hotel de Coronado

La mattina abbiamo visitato Coronado, la penisola di fronte alla città, oltre la baia di San Diego, collegata con un ponte spettacolare (visto che compie una curva molto marcata) per vedere l’Oceano Pacifico e l’albergo storico “Hotel de Coronado” dove Marilyn Monroe girò “A qualcuno piace caldo”.

La spiaggia bianca è splendida, semideserta (si stava in maniche corte, ma forse anche per i Californiani era troppo freddo per fare il bagno), con le famose torrette dei bagnini e qualche avventuroso surfista. Anche l’albergo, con quello stile esagerato che tanto piaceva agli americani della fine dell’Ottocento, è stato una tappa interessante (visita solo esterna). Attraversare tutte queste aree residenziali, con qualche villetta in costruzione con l’ormai famoso anche in Italia metodo di montare una serie di pannelli in legno prefabbricati, ci ha portato direttamente dentro le serie tv con cui siamo cresciuti!

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Dopo Coronado siamo andati a visitare il San Diego Zoo (nel Balboa Park), uno dei più famosi del mondo, per vedere i panda giganti dal vivo: siamo stati fortunati e li abbiamo visti proprio nel momento del pranzo, il bambù tra le loro zampe sembrava appetitoso e morbido! Veramente animali fantastici, da proteggere anche nel loro, sempre più ristretto, habitat naturale. Per il resto è un gran bello zoo, con un biglietto d’ingresso piuttosto caro, in linea con i grandi parchi per divertimenti, con qualche area da ammodernare, qualche gabbia da rendere meno gabbia (ma visti gli anni trascorsi può essere che abbiano già posto rimedio). Abbiamo evitato di andare anche al famoso acquario SeaWorld, la differenza di fuso orario si sta ancora facendo sentire.

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Il giro veloce nel Gaslamp Quarter ci ha fatto vedere angoli della città veramente particolari, ma la prima volta in una città americana perfino i distributori per i giornali diventano qualcosa di entusiasmante!

Il secondo giorno dobbiamo già abbandonare la città, anche se ci sarebbe ancora molto da vedere. Facciamo colazione con calma, prendiamo la Jeep e affrontiamo le strade e il traffico americano per la prima volta. Per tutto il viaggio seguiremo le indicazioni del nostro navigatore Tom Tom, anche se avevamo con noi anche le mappe stampate.

Il traffico intorno a Los Angeles è piuttosto intenso, ma la Highway ha talmente tante corsie che non è mai un problema. Con il nostro fuoristrada ci sentiamo piccoli piccoli, tutti i mezzi che ci circondano sono assolutamente fuori misura.

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Lungo la strada per arrivare al parco mi ha fatto ridere vedere le indicazioni per Palm Springs (è qui in mezzo che venivano in vacanza i protagonisti di Beverly Hills 90210?), poi si attraversa una vallata completamente piena di pale eoliche, installate evidentemente in epoche molto diverse, vista la differenza di tecnologia tra un gruppo e l’altro.

Joshua Tree National Park

Distanza San Diego – Joshua Tree n.p. ∼ 250 km 

Non abbiamo intenzione di andare direttamente al Grand Canyon, abbiamo in mente una tappa intermedia spesso trascurata: il Joshua Tree National Park, all’incontro del deserto del Mojave e di quello del Colorado, con una flora molto particolare: il joshua tree (o albero di Giosuè) è infatti una yucca che si sviluppa come un albero, raggiungendo anche notevoli dimensioni. Altra caratteristica sono le particolari formazioni rocciose (granito) che sono state “lavorate” da fenomeni geologici e dalle intemperie in forme particolari: la più famosa è un grande teschio.

Un ambiente estremo, particolare ma nello stesso tempo non facilmente identificabile dallo spettatore medio: negli ultimi anni è stato spesso utilizzato sia dal cinema che dall’industria musicale (quale sfondo per diversi video).

Un film recente, un po’ pazzo e con un cast da urlo è Sette Psicopatici (Seven Psychopaths, 2012, diretto da Martin McDonagh): il titolo dice tutto…in America è piaciuto sia alla critica che al pubblico, in Italia non so nemmeno se sia uscito al cinema. Noi ci siamo divertiti un sacco, e il parco è la location più importante del film!

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Credo che sia una tappa impraticabile in agosto, deve trattarsi di un luogo caldissimo, ma in febbraio era perfetto, con pochi e simpaticissimi visitatori (la bravata del giorno ricordo che fu rispondere agli Hi! e Hello! con “Buongiorno” per vedere le facce stupite… qualcuno infatti si è fermato per chiaccherare con questi strani italiani che giravano per la California in inverno).

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Sostiamo al Visitor Center di Joshua Tree, vicino al paesino di Yucca Valley (nomi molto fantasiosi per paesi che non definiremmo mai tali), fatto di distributori di benzina e fast food; poi attraversiamo il parco lungo la strada (anche sterrata) fino a Twentynine Palms. Ogni tanto una sosta e qualche semplice trail.

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Non è un parco spettacolare come quelli che visiteremo da qui in avanti, ma è una bella introduzione per il viaggio, un ottimo modo di spezzare la tratta, e per chi ama i deserti una variante molto interessante.

Proseguiamo poi verso l’Arizona, dove arriveremo l’indomani; il navigatore ci fa percorrere strade disperse nel nulla, pianure ricoperte di sale (forse laghi salati prosciugati?), senza traccia di vita umana per chilometri, fino a che arriviamo finalmente in autostrada già con il buio.

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Decidiamo di fermarci a Needles a dormire, uno di quegli agglomerati di motel e ristoranti per camionisti che non sembrano avere altra vita oltre la sosta di coloro che viaggiano sull’autostrada. Scegliamo di nuovo un Motel 6, visto che il primo ci era piaciuto, ma forse il prezzo molto più basso ci avrebbe dovuto avvisare…squallido, triste e buono proprio solo per dormirci! La prima vera cena, in un classico diner di una famosa catena, ci fa per la prima volta rendere conto che i racconti degli italiani travolti dalla quantità assurda di cibo servita in America corrispondono a realtà! La cheescake con topping di brownies sarà la mazzata finale, e la assaggeremo a malapena.

Distanza totale ∼ 500 km incluso percorso all’interno del parco.

TO BE CONTINUED

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