Continua dalla tappa precedente…

Il Canyon del fiume Colorado, formatosi nell’arco di milioni di anni (5-6, è piuttosto giovane, ma lo strato geologico più antico ha circa 1 miliardo e 800 milioni di anni!), è lungo più di 400 chilometri, e largo in alcuni punti fino a circa 25. E’ stato dichiarato parco nazionale quasi un secolo fa, nel 1919, e ,vista la sua ampiezza e complessità, vi si accede da diversi punti.

South Rim o North Rim?

Tra South e North Rim ci sono circa 10 chilometri in linea d’aria, ma 356 km di strada…

Noi siamo stati nel South Rim (il lato sud) con accesso da Grand Canyon Village, a nord di Falgstaff, il punto più visitato dai turisti, e il primo ad essere attrezzato per loro: i primi hotel e campi tendati comparirono già nel 1885!

[Tra i souvenirs che ci siamo portati a casa c’è un libro molto bello: “Living at the edge – Explorers, exploiters and settlers of the Grand Canyon Region” (di M.F. Anderson) ricchissimo di fotografie, mappe e documenti d’epoca, che narra della scoperta della regione (da parte dei pionieri americani, ma non trascura di parlare anche delle popolazioni indiane e degli spagnoli), delle prime esplorazioni del Grand Canyon e dei primi insediamenti.]

La scelta del South Rim è stata obbligata, visto che il North Rim rimane chiuso fino a metà maggio (è a una quota di circa 2400 metri), mentre il lato sud è aperto tutto l’anno.

Prima di arrivare al G.C. in realtà ci siamo fermati pochi minuti a Tusayan. Il tempo di avere le vertigini a guardare un elicottero in decollo e di ringraziare il cielo di non aver prenotato un tour… molto costoso, ma che avrei fatto volentieri se ne avessi avuto il coraggio. No, adoro gli aerei, ma non credo salirò mai su un elicottero!

In questa stagione non è attivo il servizio navetta che porta i visitatori ai vari punti panoramici all’interno del parco. Non è un problema, abbiamo maggiore libertà di movimento, e, dopo che i pullman carichi di turisti arrivati da Las Vegas se ne vanno, restiamo veramente in pochi a visitare il Grand Canyon. Nulla a che vedere con le foto di conoscenti che sono venuti qui in agosto…non sembra nemmeno lo stesso posto.

Primo sguardo

Diamo una prima occhiata (in compagnia di un po’ di giapponesi) al canyon da Mather Point, il punto di osservazione più vicino all’ingresso.

Nei punti meno esposti al sole resta ancora un po’ di neve, la temperatura non è alta (e siamo infatti passati dalle maniche corte al cappello di lana).

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Lo spettacolo che si presenta ai nostri occhi è difficile da descrivere…nemmeno le immagini ci riescono a pieno, l’unico modo per comprendere fino in fondo credo sia viverlo di persona.

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Con i sentieri (di cui si vede un tratto nella foto sotto) è possibile scendere (anche a dorso di mulo) sul fondo del canyon; bisogna prevedere però di passarci la notte, e in tenda. In inverno poi bisogna essere particolarmente preparati, anche per affrontare le temperature rigide, oltre a neve e ghiaccio che si possono trovare lungo il percorso. Noi non abbiamo il tempo, nè l’attrezzatura (e ovviamente il fisico per affrontare la discesa)!

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Avvicinarsi ai precipizi per guardare verso il fondo del canyon… non è proprio per tutti (mi vengono le vertigini a guardare gli altri farlo)!

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Come tutti i parchi nazionali americani che vedremo, anche qui non mancano sentieri curati ed asfaltati, con panchine ed indicazioni dettagliate; si perde un po’ dell’autenticità dell’ambiente, ma si rende accessibile a tutti questo spettacolo.

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Bright Angel Lodge

Dopo una prima passeggiata tra Mother, Yaki e Yavapai point, andiamo a fare il check in nel nostro albergo per la notte: il Bright Angel Lodge, costruito negli anni Trenta del secolo scorso. Siamo in bassa stagione, quindi la stanza ha un costo ragionevole; è carina, arredata in uno stile adatto al luogo, è un peccato restarci una sola notte.

Tramonto sul Grand Canyon…

Lasciamo la camera e ci apprestiamo ad ammirare il tramonto spostandoci stavolta in direzione Maricopa Point (peccato non aver avuto strumenti migliori a disposizione per immortalare queste immagini).

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Buckey O’Neill Cabin
A pochi passi dalla nostra stanza si trova la Buckey O’Neill Cabin, il più antico edificio che ancora esiste nel G.C. Village (fu costruita intorno al 1890). Oggi fa parte del Bright Angel Lodge…non so però con quanto anticipo debba essere prenotata!

Provo ad avventurarmi lungo il Bright Angel Trail, ma nelle zone in ombra c’è ghiaccio e il mio tentativo dura poche decine di metri!

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… e alba!

Essendo inverno, alzarsi per vedere l’alba non è una levataccia (il sole sorge circa alle 7:30): tra Maricopa e Hopi Point siamo comunque soltanto in 3! Fa freddo, ma ne vale la pena. Lo spettacolo del sorgere del sole è sempre emozionante, ma qui è indimenticabile.

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Percorriamo (in auto) tutta la strada che costeggia il bordo del canyon, prima fino a Hermits Rest (anche i nomi dei view point sono evocativi) e poi la Desert View Drive, senza perderci un solo punto di sosta. In tutto sono 50 chilometri.

Ovviamente anche qui non mancano i “trasporti speciali”: camper (o motorhome?) con pickup al traino, con moto sul pianale di carico…

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Le formazioni che ha assunto il terreno sono sempre diverse, così come i colori (tendenti al viola) dei vari strati geologici, e solo ogni tanto si riesce a intravedere il fiume Colorado sul fondo.

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Poco prima di arrivare a Desert View, sul lato opposto rispetto al canyon, c’è il Tusayan Ruin and Museum: qui è possibile vedere i resti di un villaggio pueblo di circa ottocento anni fa, e un piccolo museo in cui sono raccolti reperti di diverse tribù, sia storici che contemporanei. Non è imperdibile.

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Proseguendo la strada fino alla Watch Tower di Desert View si arriva alle viste che io reputo le più straordinarie in assoluto. Questo è anche il tratto in cui si vede meglio il fiume (come nella foto di copertina.

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La torre, degli anni Trenta del Novecento (e sempre dello stesso architetto del Bright Angel Lodge, una donna!), è interessante per le decorazioni interne in stile hopi (la tribù che abitava in queste zone), ma la vista dalla cima è la stessa che dal basso.

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Da tenere conto che, anche se ci si trova in un luogo sperduto, aspro e (quasi) disabitato, non manca assolutamente nulla per i turisti: oltre ad alberghi, campeggi, ristoranti, punti informazioni, ci sono un general store, negozi di souvenir, bar ecc..

E ora via, il viaggio prosegue verso zone desertiche, Page e il Lago Powell (costeggiando per un tratto il canyon del Little Colorado)!

TO BE CONTINUED

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