Casa editrice: Giuntina, Firenze

Questo libro non è un libro di viaggio, ma lo può essere in senso lato in previsione di un futuro viaggio in Medio Oriente, per comprendere ancor di più quel che succede in territorio di Israele e, al di fuori dei suoi confini riconosciuti, tra ebrei e palestinesi in Cisgiordania.

Autore a me ancora sconosciuto, libro acquistato mesi fa quasi per caso. Ultimamente mi è capitato di leggere diversi autori israeliani (Oz, ad esempio), ma nulla di quello che ho letto finora parlava di un argomento delicato e controverso come questo: gli avamposti illegali in Cirsgiordania. Sì, i protagonisti di questo romanzo corale sono criminali agli occhi dell’Onu e della comunità internazionale; sono coloro che, anche contro il governo israeliano, si insediano in territorio palestinese e costruiscono i loro villaggi.

Gavron è abile a non schierarsi mai, non si capisce se sia a favore dei palestinesi o dei coloni; si limita a descrivere le vicende personali dei suoi personaggi, rendendoli tutti, indistintamente, esseri umani pieni di conflitti interiori; a descrivere la connivenza dei politici israeliani, che però vogliono accontentare tutti, perfino il Presidente degli Stati Uniti, contrario agli insediamenti illegali; a raccontare la vita dei soldati, che allo stesso tempo devono proteggere i coloni dai “terroristi” palestinesi (spesso solo immaginati, o bambini che lanciano qualche pietra), e cercare di sgomberare il villaggio abusivo (che tra l’altro è in una riserva naturale).

Si perde un po’ nella narrazione, non sempre riesce a tenere il lettore attaccato alle pagine, per poi tornare a catturarlo con l’umorismo o tratti di estrema poesia.

Bellissimo il finale (aperto):

“Batte e batte, con pazienza infinita, e sullo sfondo dei battiti salgono ed emergono i pensieri, salgono ed emergono i ricordi, di persone che erano e non sono più, che sono andate per la loro strada, hanno concluso la loro funzione; di un grande e immenso e santo Dio che vede e sa tutto; di una piccola collina in mezzo al nulla, in mezzo al tutto, e sulla collina qualche roccia, e qualche spina, e qualche anima.”

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