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Page è una meta molto gettonata al confine tra Utah e Arizona; ma perchè, visto che prima del 1957 nemmeno esisteva? Nei sui dintorni si trovano luoghi spettacolari, di tipologia molto diversa (anche se caratterizzati dal comune aspetto desertico). Qui infatti si possono visitare:

  • l’Antelope Canyon (upper e lower)
  • l’Horseshoe Bend
  • il Lago Powell, con tutte le sue varie aree ed attività

Page si trova in Arizona, e non è stata costruita sulle rive del lago. Il lago invece è quasi tutto nello Utah, ed è esteso su una superficie di ben 658 km quadrati (il Garda è 370 km quadrati). Per visitarlo bene l’ideale sarebbe noleggiare una barca…

Horseshoe Bend

Si tratta di un’ansa del fiume Colorado a forma di ferro di cavallo (da qui il nome), a circa 8 km a valle rispetto alla Glen Canyon Dam, e che è possibile ammirare in tutta la sua impressionante bellezza dall’alto (non voglio nemmeno sapere quanto).

Mi tremavano le gambe mentre scattavo le fotografie di Ma7730 che guardava verso il basso.

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Quando ci siamo stati noi sia il parcheggio che l’accesso al dirupo erano gratuiti, non so se adesso sia cambiato qualcosa.

Nel parcheggio ci sono solo 2 macchine quando arriviamo.

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Man mano che ci avviciniamo al precipizio la vista della conformazione rocciosa comincia a stagliarsi all’orizzonte.

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Ed eccola finalmente qui davanti a noi!

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Attenzione a non scivolare, non c’è parapetto.

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La sosta non è durata più di un’ora, ma forse dipende dal fatto che, oltre a noi due, c’erano solo altre 4 persone, di cui due asiatici che abbiamo incrociato sul sentiero mentre tornavano indietro! Questo è uno dei vantaggi di fare questo viaggio in febbraio… gli svantaggi arriveranno a breve!

Lake Powell – Lone Rock

Dopo l’Horseshoe ci aspetta il Lago Powell, un lago artificiale formato dal fiume Colorado all’interno del Glen Canyon (infatti ci troviamo all’interno del parco nazionale del Glen Canyon) dal 1957.

In estate è un po’ come il nostro Lago di Garda, affollato di bagnanti, pieno di barche (che però qui sembrano case galleggianti), motoscafi, e tutte le attività tipiche di un luogo di balneazione.

In febbraio invece è deserto, con le barche ancorate nelle marine (porticcioli) o tirate in secco.

Ha un aspetto estremamente affascinante e solitario (siamo veramente solo noi).

Dalla Scenic View verso Wahweap si gode di uno spettacolo notevole da una posizione leggermente sopraelevata rispetto al lago.

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La diga, alta 216 metri, serve per la produzione di energia idroelettrica, ma in realtà produce molto meno di quanto fosse previsto, infatti a poca distanza si vedono le ciminiere di una centrale a carbone. Ha causato anche gravi problemi ecologici, per cui tutt’ora si parla di svuotare il lago…

Visti i miei problemi con le altezze, dopo averla attraversata in auto ad occhi chiusi ci limitiamo a fotografarla da lontano (sarebbe possibile visitarla o attraversare il ponte a piedi).

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La diga vicino a Page (Glen Canyon Dam)

Ci spingiamo poi oltre la zona di Wahweap Marina per andare ad ammirare la Lone Rock, un pinnacolo solitario di roccia che spunta dalle acque, e che ci regala riflessi magnifici. Siamo in area di parco nazionale, quindi l’ingresso è a pagamento, ma il pass annuale America the beautiful è valido anche qui.

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Lone Rock – uno scoglio solitario nelle acque del Lago Powell

Nel periodo estivo è possibile effettuare gite in barca, di lunghezza variabile, ed arrivare anche al Rainbow Bridge, un bellissimo arco di roccia che si trova in un tratto lontano del lago. Ovviamente in inverno queste gite sono sospese.

Il motel di questa notte, il Lake Powell Days Inn & Suites nella periferia di Page, non ci ha fatto per niente una bella impressione, anche se le camere sono pulite e arredate in modo piuttosto standard… sarà stata la mini piscina piena di foglie all’esterno, e circondata da una rete, che ci ha fatto avere l’impressione di essere sul set di un classico filmetto horror?

Lake Powell – Antelope Point Marina

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La mattina ci svegliamo con la brutta sorpresa di vedere il cielo coperto da nuvole, pesanti di pioggia; cosa che ci scombussola tutti i piani, perchè avevamo programmato di andare a visitare il mitico Antelope Canyon…

Prima però andiamo ancora sul lago, stavolta sul braccio dove sorge la nuova Antelope Point Marina. Qui siamo in compagnia di 4 ragazze giapponesi! Bellissimo il paesaggio anche qui, con le rocce che virano molto di più verso il rosso.

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Facciamo poi un tentativo all’Antelope Canyon, dove ci sono altre 4-5 macchine che aspettano di vedere se verrà aperto oppure no. Aspettiamo un po’ senza che succeda niente, con solo il cielo sempre più scuro… e, molto a malincuore, rinunciamo. Il brutto di avere poco tempo a disposizione è anche questo.

Navajo National Monument

Abbiamo comunque tempo di fare una tappa ulteriore prima di andare alla meta della giornata, e come alternativa da casa mi ero segnata il Navajo National Monument, non particolarmente lontano (circa 140 km, ma implica solo una piccola deviazione).

Anche se si tratta di una tappa di ripiego (l’Antelope Canyon è uno degli scenari più ambiti dai fotografi di tutto il mondo) si è rivelata comunque molto interessante e suggestiva.

Come si capisce dal nome, ci stiamo addentrando in territorio degli indiani Navajo, ma il villaggio che vedremo alla fine del sentiero fu costruito da una tribù anasazi (gli antenati degli hopi, che abbiamo già “incrociato” nel Grand Canyon). Grazie alla datazione al carbonio 14 delle travi presenti nelle case, è stato possibile per gli archeologi stabilire che il villaggio fu costruito attorno al 1250-1260 e abbandonato dopo una quarantina d’anni. Altri due villaggi più difficilmente raggiungibili si trovano nella stessa zona.

L’accesso all’area, che fa parte del National Park Service, è (era?) gratuito.

Abbiamo percorso il Sandal Trail, che è asfaltato e, in teoria, percorribile tutto l’anno. In realtà in alcuni punti gli accumuli di neve erano piuttosto consistenti, ma per fortuna avevamo le scarpe e i pantaloni impermeabili.

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Ricostruzioni di hogan lungo il Sandal Trail

Il villaggio pueblo fu scoperto dai Navajo quando si trasferirono in queste zone alcuni secoli fa. Gli hogan ricostruiti lungo il sentiero sono riproduzioni delle tipiche costruzioni navajo utilizzate come abitazione o come luoghi sacri.

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Davanti a noi comincia a stagliarsi la forma del Canyon di Betatakin, e poi quella che sembra una grande grotta nella parete rocciosa.

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Grande? E’ alta 140 metri! Al suo interno si intravede il villaggio, in pietra ed adobe. Dal belvedere non si può andare oltre, per cui è a disposizione un telescopio per vedere meglio i particolari del villaggio.

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Ecco il villaggio visto con lo zoom.

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Nella bella stagione i ranger del parco accompagnano i visitatori più sportivi fino al fondo del canyon per visitare il villaggio da vicino.

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Come si vede non è così raro trovare la neve in questi luoghi in inverno… e da noi qualche mese fa pubblicavano le foto del Grand Canyon innevato come fosse un evento eccezionale!

Anche la vista sul canyon è notevole! Si tratta di un braccio laterale del ben più grande Canyon di Tsegi.

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Pranziamo all’aperto sui tavolini a disposizione al di fuori del visitor center e poi ci dirigiamo verso una delle mete più desiderate di tutto il viaggio, a circa 80 chilometri da qui… chissà quale sarà? 😉

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Distanza totale 350 km (ma spezzati dalla notte a Page).

TO BE CONTINUED

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