Stato Libia
Moneta Dinaro libico
Lingua Arabo. Qualcuno parla un po’ di inglese.
Scheda completa da Viaggiare Sicuri Scheda
 Periodo di viaggio Meglio evitare per il momento
 Foto e racconto del gennaio 2012

Non ero mai stato in Libia prima della deposizione di Gheddafi, non ho quindi termini di paragone tra il prima e il dopo.

Il mio primo viaggio in questo Paese che non esiste più (è inutile credere che i confini che ci sono sugli atlanti resteranno tali) risale al gennaio 2012, pochi mesi dopo la morte del Rais, che questo stato ha governato, nel bene e nel male, per più di quarant’anni.

Mi sono ritrovato in un Paese in cui la speranza e la felicità per la “liberazione” dalla dittatura erano ancora vive e tangibili, ma nello stesso tempo erano evidenti le tracce della guerra appena terminata, con palazzi bombardati dalle forze straniere, ma anche alberghi e abitazioni civili gravemente danneggiati dalle granate delle varie milizie in causa.

Si è trattato di un viaggio di lavoro in Tripolitania, a stretto contatto con abitanti locali, immigrati da Paesi poveri utilizzati come manovalanza a bassissimo costo, imprenditori libici che hanno finanziato le forze ribelli e che contavano, con la caduta del regime, di arricchirsi ancora di più.

Lascio i commenti di geopolitica ad esperti, analisti e giornalisti, io mi limito a riportare ciò che ho visto con i miei occhi, e ciò che mi è stato raccontato, in uno strano miscuglio di italiano-inglese-arabo, dai miei contatti locali e dalle persone incontrate… al bar o nei negozi!

Ecco una raccolta di immagini di quel periodo “felice”.

Sabratah, a circa un’ora di strada da Tripoli verso la Tunisia, non si presenta agli occhi di un occidentale in condizioni ottimali: strade devastate, cortili e spiagge invase dai rifiuti…un sito archeologico meraviglioso senza custodi.

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La Libia è libera.
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Jewel Hotel di Sabratah.

Il Jewel Hotel di Sabratah, con ancora i vetri sfondati dalle granate, è stato il primo ad aver riaperto nella zona in cui operava la mia ditta. I primi tempi ho avuto il “piacere” di soggiornare lì: i gestori erano subentrati ai precedenti proprietari senza alcun atto ufficiale, lo avevano praticamente “occupato”; le stanze non erano ancora state ripulite, ed i bagni… qui sotto un esempio!

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Notare i secchi da usare come sciacquone.

Non ho idea se esista ancora; per fortuna a un certo punto ci siamo spostati in un resort sulla costa.

Negozi e bar non mancavano, anche se erano pochi.

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Perchè sostituire qualcosa che si rompe, quando basta lasciarlo dov’è e affiancarne uno nuovo?

I graffiti qui sotto e quello in copertina, molto espliciti nel loro contenuto rivoluzionario, li ho fotografati a Tripoli.

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A Tripoli, nonostante le tracce di proiettili sui palazzi, la vita sembrava essere tornata alla normalità.

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(Sì, quella che c’è per terra è acqua piovana, e quelle in cielo sono nuvole: anche in Libia sanno cosa sia la pioggia. Non solo, a febbraio 2012 ha anche nevicato, cosa successa ben poche volte in un secolo).

Nel prossimo post Tripoli nella primavera del 2012.

Qui invece le immagini del sito archeologico di Sabratah, Patrimonio UNESCO.

Scritto da Ma7730

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