Continua dal post precedente

Dopo aver visto l’alba sulla Monument e fatto colazione serviti da un Navajo è ora di addentrarsi nello Utah. Ancora qualche foto alla Valley dalla strada (la luce è decisamente migliore rispetto al pomeriggio precedente) e si parte diretti alla cittadina di Moab, in cui ci fermeremo 2 notti (ma per tutto quello che offre la zona, ci si potrebbe fermare anche di più).

La strada da percorrere riserva alcune chicche che meritano una sosta.

Mexican Hat

Circa 20 minuti a nord-est della Valley si trova la cittadina di Mexican Hat, il cui nome è evidentemente ispirato alla roccia in bilico che ha l’aspetto di un sombrero messicano e che si può fotografare dalla strada. Il paese sorge sulle sponde del fiume San Juan, ed è una delle alternative più quotate per chi non trova da dormire nella Monument (o quando là le tariffe diventano improponibili).

Noi ci fermiamo giusto per scattare un paio di foto e dare un’occhiata in giro.

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Goosenecks State Reserve

Pochi chilometri dopo notiamo un’indicazione per un parco che non avevo previsto di visitare, e che si è rivelato un’autentica sorpresa: il Goosenecks State Park, uno dei luoghi più selvaggi di tutto l’itinerario.

Percorriamo una strada piuttosto stretta e totalmente deserta, fino a quando arriviamo a un belvedere su una serie di anse del fiume San Juan, che ricordano nella forma l’Horseshoe Bend di Page, ma la cui origine geologica sembra essere totalmente diversa (per lo meno le rocce scavate dal fiume sembrano diverse, visto il colore molto più scuro).

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Non c’è traccia di vegetazione a parte rari cespugli… questo si che è un deserto, a più di 1300 metri di quota!

Non ricordo di aver pagato l’accesso, ma il sito ufficiale parla di 5$ per auto al giorno.

La deviazione dalla strada principale è di circa 15 chilometri in tutto, e vale assolutamente la pena farla!

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Bluff

Ci fermiamo anche una quarantina di chilometri dopo, nel minuscolo paesino di Bluff, attratti dallo sfondo roccioso dietro al paese e dall’ambientazione molto vecchio West.

Si tratta di un paesino fondato dai mormoni nel 1880… non dimentichiamoci infatti che lo stato dello Utah è stato in buona parte fondato da pionieri mormoni, la stessa capitale Salt Lake City ospita ancora oggi molti credenti in questa confessione cristiana.

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Ripartiamo verso nord.

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Questa strana formazione rocciosa ci è comparsa lungo la strada, illuminata da un raggio di luce attraverso il cielo minacciosamente coperto; non ricordo assolutamente dove fosse però.

Arriviamo nel primo pomeriggio a Moab, e decidiamo quindi di andare subito a visitare il primo dei parchi che ci aspettano qui.

Arches National Park

Il parco non è enorme, 309 km quadrati (non fattibile a piedi in un pomeriggio) e spostandosi in auto si attraversano paesaggi incredibilmente vari: se prende il nome dai numerosissimi archi di roccia che vi si trovano (quasi 2000) delle più svariate forme e dimensioni, ci sono anche dune di sabbia pietrificate, rocce in precario equilibrio, pinnacoli di arenaria…

Siamo in quota, tra i 1200 e i 1700 metri circa, e la cosa si sente. La temperatura non è mai alta, e in alcuni punti troviamo tracce di neve.

Molto bello il Visitor Center all’ingresso del parco dove, come sempre, è possibile trovare cartine e giornali informativi disponibili gratuitamente (anche in italiano, evidentemente il parco è molto frequentato dai connazionali).

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L’elenco dei sentieri nella (fantasiosa) traduzione italiana dell’opuscolo del centro visitatori

La strada che attraversa il parco è lunga 23 miglia; i sentieri laterali sono molto numerosi e di difficoltà varia. Noi ne abbiamo percorso il più possibile senza fare fatica, ma immagino che in estate non sia altrettanto agevole, visto che la temperatura può raggiungere i 43° centigradi.

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Park Avenue? – qui qualcuno ci vede una strada di New York!

Come in ogni altro parco, le varie zone hanno nomi fantasiosi, sentieri ben tenuti, spesso asfaltati, e una ricca cartellonistica informativa.

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Ancora Park Avenue, vista da una prospettiva diversa.

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Balanced Rock

La Balanced Rock (che oltre a dominare il paesaggio decora anche il mio salotto in formato gigantografia 😉 ) diventa più impressionante man mano che ci si avvicina; un sentiero circolare di mezzo chilometro permette di ammirarla da ogni angolazione e a distanza molto ravvicinata.

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Balanced Rock

Ho dovuto fare una selezione delle foto perchè altrimenti questo post sarebbe stato infinito… da qui parte la deviazione che arriva fino alla sezione del parco denominata Windows Section, visto che gli archi che vi si trovano sembrano delle finestre sul panorama.

Lungo questo percorso si incontrano luoghi spettacolari: il Garden of Eden, caratterizzato da pinnacoli rocciosi; la Elephant Parade (parata degli elefanti), talmente incredibile nella somiglianza e nelle dimensioni che non ho nemmeno una foto degna di renderne l’idea;

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Elephant Parade

fino ad arrivare ai meravigliosi Double Arch e North e South Window, che con il cielo terso alle spalle sono indimenticabili.

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North and South Windows
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Turret Arch

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Bellissime sullo sfondo le montagne innevate.

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South Window
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La South Window vista da sotto

Visto che non c’è molta gente speravo di avere fortuna ed avvistare qualche animale, ma a parte i soliti volatili niente… forse c’è ancora troppo freddo. Solo qui, vicino a North and South Windows, ricordo di aver visto per terra qualche impronta (di felini, che nella mia fantasia diventano automaticamente puma, ma è più probabile che fossero linci).

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Quando cominciamo ad avviarci nella sezione di Devil’s Garden verso il Landscape Arch il sole comincia già a scendere, è in una zona in cui l’ombra si allunga presto e infatti la neve qui è più presente.

E’ un peccato perchè così le foto perdono di profondità. Si tratta di uno degli archi più lunghi al mondo, alto 23 metri e lungo 88 (ma le misure sono ancora oggetto di discussione e studio).

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Una curiosità che forse non tutti sanno: tra gli archi più famosi ci sono il Landscape Arch (landscape = paesaggio) e il Delicate Arch (delicate = delicato nel senso di fragile); per molto tempo è circolata la diceria che i nomi fossero stati assegnati in modo opposto, e che fossero stati invertiti per errore… ma appunto si tratta solo di una diceria! Io sinceramente ci avrei creduto: qui è evidente che non c’è un gran panorama da vedere, e l’arco di roccia è sottile, con detriti a terra che si sono staccati dallo stesso (nel 1991 e 1994, per cui il sentiero che ci passava sotto è stato chiuso)… mentre dal Delicate si (dovrebbe godere) gode di una vista spettacolare!

L’unico rammarico della giornata è proprio che non fosse possibile raggiungere l’emblema del parco, il Delicate Arch, in quanto la strada era chiusa per manutenzione (ma lo sapevamo in anticipo visto che la cosa era perfettamente segnalata sul sito ufficiale).

Pass annuale per i parchi nazionali

Come ho già accennato in un post precedente, tutti i parchi visitati fin qui (a parte la Monument Valley) sono inclusi in un pass (America the Beautiful), di validità annuale, da acquistare per auto e non per persona (fino ad un massimo di 4 persone per auto), al costo di 80$, in loco od online. Considerando che il prezzo di ingresso per il singolo parco si aggira sui 20$, se si intende vederne molti è conveniente. Ed è valido in tutti gli USA.

Sito ufficiale per l’acquisto: Annual Pass

Io ho ancora il mio!

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Red Stone Inn

Il motel per le due notti a Moab, il Red Stone Inn, è tutto in legno, molto… strano, con tanto di vasca riscaldata al coperto e mini cucina in camera. Moab è un paese molto carino, con tutto quello che si può volere, molti ristoranti e supermercati.

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Distanza totale: 246 chilometri

TO BE CONTINUED

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