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La mattina ci svegliamo a Moab con il bel tempo e decidiamo di rischiare e acquistare il necessario per un picnic all’aperto. Non è il primo che facciamo in questo viaggio, ma mai avrei pensato di riuscire a farlo a Canyonlands, in febbraio!

Canyonlands: tutto in uno!

Canyonlands, per la verità, è un parco immenso e impossibile da visitare in una sola giornata; si divide in 3 aree (4 secondo il sito ufficiale, che conta come area anche i 2 fiumi che scorrono qui), di cui una accessibile a tutti e vicina a Moab (Island in the Sky), una per lunghe camminate ma il cui ingresso è distante 2 ore e 30 minuti (The Needles) e una considerata tra le aree più inaccessibili degli Usa (The Maze).

Noi, per i soliti ovvi motivi, ci dobbiamo limitare alla prima:

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Il Visitor Center in ampliamento

Island in the Sky: isola nel cielo

Sulla strada per Island in the Sky c’è una deviazione che porta al famosissimo Dead Horse Point Overlook: non riesco a ricordare perchè, ma non ci siamo andati! Grrr! Probabilmente al mattino ci saremo detti: “ci andiamo quando torniamo verso Moab”, e al ritorno… ce ne saremo semplicemente dimenticati! Il finale di Thelma & Louise è stato girato qui… (N.B. è un parco statale, quindi non incluso nel pass).

In ogni caso Island in the Sky ne ha per tutti i gusti: grandi canyon, archi enormi, formazioni rocciose simili a quelle della Monument Valley (chiamate buttes); strade asfaltate, view point a pochi passi dal parcheggio per i più pigri, e brevi sentieri panoramici per chi ha voglia di sgranchirsi le gambe.

L’altopiano che costituisce questa parte del parco è delimitato dai due fiumi che hanno creato le forme che abbiamo davanti agli occhi: il Green River e il Colorado. Questo è un territorio mai antropizzato, solo indiani e cowboys, e poi pochi cercatori di uranio hanno “bazzicato” un po’ nella regione.

Muniti della solita utilissima cartina fornita dai ranger del visitor center si segue la strada asfaltata, lunga circa 55 chilometri, per poi lasciare la macchina per seguire i vari sentieri.

N.B.: non esistono punti di rifornimento di acqua potabile all’interno del parco, farne scorta prima!

Subito dopo il Visitor Center si trova il primo punto panoramico.

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Il panorama sullo Shafer Canyon

La strada sterrata che si vede sul fondo del canyon, e che costeggia un altro canyon posto ancora più in basso, si immette poco dopo nella White Rim Road (114 km), che segue tutto il contorno più esterno di Island in the Sky ed è percorribile in fuoristrada (non ho visto nessuno farlo, ma forse non era la stagione più adatta per questo tipo di spedizione!).

Subito prima di arrivare al bivio che porta o a Grand View Point Overlook o all’Upheaval Dome, un breve sentiero raggiunge un grande arco simile a quelli visti il giorno precedente (Mesa Arch), ma con un panorama da mozzare il fiato appena oltre (vedi foto di copertina):

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Mesa Arch

Questo punto, rivolto a est, è estremamente famoso per scattare foto al sorgere del sole; non siamo stati così mattinieri, ma basta una ricerca in Google per averne un’idea.

Per vedere la Candlestick Tower invece non serve allontanarsi dalla strada (ed è visibile da vari punti).

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Candlestick Tower

Qui sotto il Buck Canyon visto dal relativo punto panoramico (ci troviamo intorno ai 1900 metri di altezza).

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Ancora la Candlestick Tower (1788 metri di altitudine)

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Una volta giunti al Grand View Point Overlook non bisogna assolutamente fermarsi al parcheggio, ma immergersi il più possibile in questo panorama indescrivibile a parole percorrendo il facile sentiero, lungo circa 3 km in tutto (è più il tempo che si perde a restare a bocca aperta che a percorrerlo!).

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Con la giusta guida sarebbe stato fantastico scendere in fuoristrada! Buona parte delle piste battute che si intravedono nelle foto sono le tracce dei bulldozer e dei camion che, prima dell’istituzione del parco nazionale nel 1964, venivano qui per partecipare alla caccia all’uranio!

Qui sotto si intravede il Green River scorrere sul fondo del canyon.

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Quando ci fermiamo per il picnic (ci sono diverse aree attrezzate lungo il percorso) una miriade di uccellini affolla le piante e i cespugli che circondano l’area. Qualcuno è anche piuttosto socievole!

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Il tratto verso Upheaval Dome presenta diversi trail, ma tutti di difficoltà e lunghezza superiore a quello che siamo disposti a fare per oggi…

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Island in the Sky ha tutto il fascino del Grand Canyon, ma senza dare l’impressione di essere aperto al turismo di massa: in realtà è frequentatissimo, ma la mancanza di un “villaggio per turisti” come quello del South Rim, unita al fatto che abbiamo incontrato sempre le stesse 6-7 persone in tutta la giornata, ci ha regalato questa illusione. Le magie di febbraio!

Usciti dal parco facciamo un altro giro a Moab e dintorni.

Scenic Byway 128: costeggiando il Colorado

In particolare percorriamo parte della Scenic Byway 128 che, poco a nord della cittadina, costeggia il fiume Colorado in uno scenario di assoluta bellezza.

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Nella falesia si osservano varie grotte, più o meno profonde, che creano strane immagini agli occhi dello spettatore curioso.

Incantevoli i colori invernali della vegetazione, che quasi si confonde con il terreno e regala sfumature dorate e ocra… in primavera ed estate deve invece creare un notevole contrasto con le tonalità della roccia (che, tra l’altro, è il lato sud del parco di Arches).

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Stando attenti alla corrente in questo tratto di fiume si può anche fare il bagno (in estate!); si può pure campeggiare, infatti incontriamo diverse piazzole di sosta, con il minimo indispensabile per dei veri campeggiatori, proprio sulla riva del fiume!

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L’indomani mattina ci apprestiamo a percorrere la strada verso Bryce Canyon… come ho già raccontato, non ci andrà bene come nei giorni precedenti, e il cielo minaccia neve già poco dopo aver lasciato Moab.

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Il paesaggio lungo l’autostrada sembra quello di un pianeta sconosciuto, no?

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Distanza totale: 160 chilometri (circa 70 chilometri da Moab al punto più estremo del parco)

TO BE CONTINUED

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