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Eccoci arrivati all’ultima tappa di questo primo breve viaggio negli USA.

Non sono tanto d’accordo con la canzone di Elvis (Viva Las Vegas!), ma a Ma7730 è piaciuta, quindi mi lascio influenzare…

Las Vegas non lascia indifferenti, ma non è per tutti: di sicuro dopo giorni e giorni tra parchi e paesini è uno shock culturale, visivo e anche emotivo da non sottovalutare; se poi qui capitano le poche disavventure del viaggio (la nevicata nello Utah la considero un’avventura), allora il mio giudizio è influenzato in maniera notevole, non posso dirmi imparziale.

Si è scritto così tanto su questa città, mi sembra quasi inutile aggiungere qualcosa anch’io; ma senza questo racconto il viaggio non sarebbe concluso, quindi cercherò per lo meno di essere breve.

Intorno a Las Vegas c’è molto da vedere: la Death Valley, ma anche la Hoover Dam (diga di Hoover), il deserto del Mojave… Consigli aggiornati e informazioni si trovano nelle discussioni su IlGiramondo.net.

Siamo quasi alla fine!

Abbiamo il volo di rientro in Italia da qui (con scalo al JFK di New York), non avremmo avuto il tempo di tornare sulla costa, quindi ho pensato che sarebbe stata la scelta migliore. Ho prenotato 2 notti, in modo da avere le due sere a disposizione, mentre il giorno pieno sarebbe stato destinato ad un loop nella Death Valley, non il modo migliore di visitarla ma assolutamente fattibile in febbraio.

Già il primo giorno, con la nevicata che ci ha accolto a Bryce Canyon, i piani sono andati a rotoli. Invece di passare ancora del tempo a Bryce, siamo partiti di prima mattina, sperando in una fermata a Zion, da cui passeremo comunque, visto che è di strada.

Zion è un altro parco nazionale su cui ho letto pareri contrastanti; molto bello, sì, ma per chi è cresciuto vicino alle Dolomiti nulla di particolarmente imperdibile. Quindi io lo tenevo come ruota di scorta (ovviamente paragonare qualcosa alle Dolomiti è sempre controproducente 😉 ).

La nevicata è andata avanti ad oltranza, le ore di strada si sono moltiplicate, di Zion abbiamo visto giusto la casetta dei ranger… i video che ho mostrano quanto la neve cadesse fitta e la visibilità fosse limitata. Dopo il parco la neve è diventata pioggia…

Ci troviamo così gia poco dopo l’ora di pranzo in questa città (sviluppata in buona parte dagli interessi della mafia, come racconta anche il bellissimo romanzo di Mario Puzo “Il Padrino”, da cui sono tratti i mitici “Il Padrino” e “Il Padrino – Parte II” di Francis Ford Coppola).

Dormire in un casinò

Il nostro albergo (trasformato nel 2013 in un boutique hotel di lusso), è centralissimo, con camere nuove, ampie e silenziose, ma anomalo rispetto al contesto: è infatti uno dei pochi non ancora trasformati in quei mastodonti da migliaia di camere che ci circondano. Non gli manca però il casinò al piano terra, non per niente si chiama(va) Bill’s Gambling Hall & Saloon (gambling hall = sala da gioco).

Non lo avevo scelto per sfuggire alla massa o al glam dei più blasonati e famosi hotel di Las Vegas, ma semplicemente perchè, volendo rimanere sulla Strip (la via principale), nei giorni che ci interessavano era l’unico ad avere prezzi umani… non so ancora perchè, ma tutti gli alberghi considerati abbordabili od economici, in quella settimana di febbraio avevano i prezzi alle stelle!

Nel grande luna park

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Il Paris, giusto di fianco a noi

Già il primo giorno avevamo ammirato il Paris Las Vegas, il Luxor, cenato a base della pizza del Caesar Palace (la prima e unica in tutto il viaggio), un vastissimo centro commerciale sotto all’albergo e casinò di (vaga) ispirazione italo-imperiale…

L’incredibile assurdità di una Venezia in miniatura…

Il “reperto archeologico” costituito dal Flamingo (costruito nel 1946 dal gangster Bugsy Siegel), con il suo zoo-giardino affollato, appunto, di flamingo colorati (i fenicotteri rosa). Forse è il mio preferito.

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Il giardino del Flamingo

Le fontane del Bellagio, vicinissimo al nostro hotel, che a ritmo di musica creano danze veramente incredibili (per chi ha visto la Fonte Magica di Barcellona, ecco, non è niente in confronto a questa). Chissà poi cos’ha in comune con il Lago di Como?

E che dire dei Pirati del Treasure Island e del Vulcano che erutta davanti al Mirage? O degli incredibili negozi Lego, M&M’s, Outlet con ognibendidioaprezziveramenteridicoli al cambio del 2009 (abbiamo passato troppe ore al Las Vegas Premium Outlet)?

O ancora la Statua della Libertà… e i poveri leoni sottovetro della Metro Goldwin Meyer (gli eredi di Leo the Lion) all’MGM Grand?

Las Vegas mi ha dato questa impressione: un immenso parco giochi per adulti (e bambini, non ci sono donnine nude ovunque come alcuni film vorrebbero farci credere), in continua evoluzione ed espansione, che non ha remore a cancellare la propria storia pur di continuare a scriverne una nuova. Di sicuro è un luogo in cui sarebbe meglio dimenticarsi di possere un portafoglio!

Ma direte… perchè niente Death Valley? Perchè… abbiamo subito un furto! Nel parcheggio custodito del nostro albergo! Stanchezza dopo il lungo viaggio, troppa fiducia accumulata nei confronti di questi luoghi, e un po’ di imprudenza ci hanno giocato un brutto scherzo. E la cosa ci ha demoralizzato parecchio, oltre ad aver perso diverso tempo per fare la denuncia (che non ha portato a nulla).

Cirque du Soleil

Di una cosa sono sicura: se non fossi stata a vedere uno spettacolo del canadese Cirque du Soleil (a Vegas ci sono 6 spettacoli stabili), non avrei mai potuto immaginare la bravura degli acrobati e degli artisti, oltre all’impianto scenico a disposizione, ma soprattutto avrei considerato la tappa a Las Vegas un totale fallimento! Vale la pena, anche per chi, come me, detesta il nostro classico circo…

Biglietti da comprare scontatissimi la mattina stessa dello spettacolo, ad uno degli sportelli di Tix4Tonight che si trovano in vari punti della città (per massima comodità, uno era proprio al piano terra del nostro hotel, mentre oggi si può fare direttamente tutto online). Si trovano anche i biglietti per i buffet dei vari alberghi.

Un’esperienza davvero da non perdere (noi ci siamo “accontentati” del collaudatissimo “Mystère” al Treasure Island).

Il viaggio è finito

Basta, siamo arrivati alla fine. In piena notte abbiamo riconsegnato l’auto in aeroporto (da ricordare che non si paga la tassa di drop-off tra California e Nevada), e siamo ripartiti verso casa molto a malincuore.

Ci è venuto il “mal d’America”? Assolutamente sì: solo un anno e mezzo dopo saremo di ritorno!

Distanza complessiva della tappa: 420 chilometri

Distanza percorsa in totale: 3028 chilometri

Riepilogo dell’itinerario qui

 

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