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DSCN0608Sabato 15 ottobre alle 16:00, dopo un viaggio tranquillo, arriviamo finalmente al Logan International Airport di Boston; visto che abbiamo già fatto l’immigrazione a Dublino, ritiriamo i bagagli e andiamo a prendere la navetta che ci porta al deposito Alamo.

Inutile dire che la Dodge Avenger che ci consegnano mi piace tantissimo; è ampia e molto comoda, oltre ad essere nuovissima, cosa che si apprezza sempre nelle auto a noleggio (il contachilometri segna poco più di 6000 miglia)! Non sono nemmeno le 17:00 e siamo già per strada.

La nostra destinazione non è ancora Boston: abbiamo deciso di partire direttamente per il tour, visto che siamo alla rincorsa del foliage, e per alcune zone rischiamo di essere già in ritardo!

costa nord new england

Faremo pochi chilometri stasera; abbiamo intenzione di immergerci subito nelle tradizioni americane (come non potremmo approfittare dell’opportunità offertaci da questo periodo dell’anno?) e di partecipare anche noi ai festeggiamenti di Halloween! Ma come? Se mancano ancora due settimane? Non c’è da preoccuparsi, a Salem, la città delle streghe, si fa festa tutto il mese!

Salem (MA)*, la città delle streghe

Salem è una delle città più antiche degli Stati Uniti, fondata già nel 1626, e fu un porto molto ricco e attivo per un paio di secoli; la conosciamo principalmente come scenario di uno dei più assurdi e sanguinosi processi alle streghe della storia, quello del 1692, in cui furono arrestate circa 150 persone, di cui 20 furono giustiziate. Innumerevoli libri, film e serie tv sono stati ispirati da queste vicende, e la città di Salem riesce ancora oggi a sfruttare questa fama con un turismo legato al gusto del macabro e del mistero. Anche Nathaniel Hawthorne, l’autore di “La lettera scarlatta“, nacque a Salem, e sembra che abbia aggiunto una W al cognome per non essere collegato all’antenato John Hathorne, l’unico giudice, mai pentito, dei processi alle streghe del 1692-1693.

Dopo aver lasciato i bagagli in motel ci dirigiamo in centro. Troviamo una cittadina affollata (facciamo fatica a parcheggiare) ma estremamente carina; decorazioni ovunque, persone in costume e non, tour a piedi organizzati con tappa anche nell’antico cimitero in pieno centro. Ci sarebbero diversi edifici storici da visitare, ma la sera sono chiusi (la famosa “Casa dei 7 frontoni” – House of Seven Gables – è tra questi), così ci accontentiamo di guardarli da fuori. Ci sarebbe il Salem Witch Museum aperto, ma la coda all’esterno ci fa decidere di non entrare.

Ceniamo in un bar piccolo ma carino (sarebbe stato bello provare le bancarelle, ma la stanchezza ci sta tagliando le gambe), facciamo un altro giro in questo luogo leggendario, e ci fiondiamo a dormire al nostro motel per la serata, il Knight’s Inn di Danvers (a circa 15 km, in città i prezzi erano alle stelle). Senza infamia e senza lode, ma la prima notte negli USA ha sempre un fascino particolare! Danvers si chiamava Salem Village, e molte delle vittime del 1692 abitavano qui.

Totale km percorsi: 56


DOMENICA 16

A spasso per la North Shore (MA)

Anche oggi non ci aspettano molti chilometri, dobbiamo arrivare solo fino a Portsmouth a 60 chilometri da Danvers, ma abbiamo in previsione molte tappe, una più affascinante dell’altra.

Ci alziamo abbastanza presto per essere intorno alle nove nel porto di Gloucester, uno dei più attivi della bellissima area di North Shore (=costa nord), perchè da qui partono le ultime gite dell’anno per l’avvistamento dei cetacei. L’oceano è piuttosto frequentato da diverse specie di balene, delfini, foche ecc. già a poche miglia dalla costa e quasi nessuno resta deluso se riesce a salire su una delle barche che offrono questa esperienza nella bella stagione.

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Un faro, le onde e la sabbia mossa dal vento nella North Shore

Come già successo in altri luoghi, anche stavolta ci va male; il vento è forte, il mare è molto mosso, e le barche non possono prendere il largo… tutte le escursioni della giornata sono state annullate!

Ci dobbiamo consolare visitando la maggior parte dei paesini della North Shore, che è uno dei luoghi preferiti dai ricchi bostoniani; ci sono infatti numerosissime ville eleganti con vista sul mare (in alcuni tratti della strada è vietato parcheggiare per rispettarne la privacy), belle spiagge e villaggi pittoreschi dove turismo e pesca convivono.

Qui vediamo le prime boe che i pescatori attaccano alle gabbie per la cattura degli astici del Maine e si pranza a base di clam chowder (la famosa zuppa di vongole). Io non mangio nè l’uno nè l’altro, ma Ma7730 non sa più cosa assaggiare… sono piatti che si trovano in tutto il New England, anche nell’entroterra, a prezzi decisamente abbordabili. Mangeremo sempre molto bene, anche nei posti più semplici.

P.S.: il New England è famoso per gli astici (Homarus Americanus), non per le aragoste, noi italiani tendiamo a fare confusione.

Vediamo diversi fari, anche se oggi non ne visitiamo. I due più noti sono l’Eastern Point Light all’imbocco della baia di Gloucester e il faro di Annisquam, visibile dalla bellissima e selvaggia spiaggia di Wingaersheek (ci sono un sacco di toponimi impronunciabili, spesso di origine indiana, in quest’area di mondo).

Il paese che mi è piaciuto di più, uno dei luoghi più fotografati della zona, è Rockport, ricco di edifici storici adattati agli usi del turismo, ristorantini, scorci pittoreschi, negozietti di (pseudo)antiquariato e gallerie d’arte. Fondato nel 1690, è qui che si trova il capanno da pesca rosso (che anch’io ho pubblicato nel post introduttivo) chiamato Tema n.1 che chiunque sia passato da qui ha immortalato da ogni angolazione.

All’estremo nord di quest’area si trova la cittadina storica di Ipswich, dove bisogna assolutamente fermarsi per vedere uno dei concentrati di edifici storici più numeroso d’America; fondata intorno al 1630, conserva più di 40 edifici costruiti tra il Seicento e il Settecento (dato che sono in legno mi sembra un ottimo risultato di conservazione) oltre all’antico cimitero. Considerando anche quelli appena fuori città, si arriva a 60 siti del First Period (1630 – 1725). Basta fermarsi all’Ipswich Visitor Center per avere brochure e cartine.

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Il cimitero (fond. 1634) di Ipswich

Alcune delle case d’epoca sono aperte al pubblico, sono vere case museo contenenti anche mobili e oggetti del tempo; abbiamo incontrato persone estremamente cortesi, come sempre colpite dal fatto che fossimo italiani. Mi è parso un luogo fuori dal tempo; avrebbe meritato una visita più approfondita, ma le mie ricerche dall’Italia me lo avevano fatta sottovalutare e ci è rimasto troppo poco tempo a disposizione.

Portsmouth (NH)

Quando arriviamo a Porstmouth è ormai quasi il tramonto! Abbiamo saltato la tappa ad Hampton Beach per non arrivare troppo tardi… la breve costa del New Hampshire ci resta quindi sconosciuta, la vediamo solo dalla strada.

Questa è la città costiera più grande del New Hampshire, ricca di storia ma nello stesso tempo vivace, con un aspetto simile al centro di Dublino… sarà per la presenza di tanti piccoli birrifici e pub?

Dopo aver parcheggiato vicino al fiume Piscataqua (altro scioglilingua), incamminandoci lungo Market Street incontriamo subito l’imponente Moffat-Ladd House, una delle prime abitazioni in stile federale, costruita dal capitano di marina da cui prende il nome nel 1763.

Più tardi vedremo invece la Governor John Langdon House, del 1784, in stile georgiano, decisamente meno sobria della prima.

Nel porto antico vediamo ancorati 3 rimorchiatori (tugboat), necessari per far risalire il fiume (dalla corrente molto forte) ai numerosi cargo che arrivano in città. Hanno un aspetto molto caratteristico.

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Rimorchiatori a Porstmouth

Abbiamo deviato lungo il fiume per arrivare il più presto possibile a Strawbery Banke, un museo all’aperto nel sito in cui fu fondata la città nel 1623 (le sponde del fiume sembra fossero ricoperte di fragole). Siamo in ritardo di pochi minuti, e riusciamo a dare uno sguardo solo dal recinto esterno… un vero peccato!

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Strawbery Banke al tramonto

Finiamo il giro del centro storico, molto carino; ci piace molto Market Square, con gli spaventapasseri a decorarla e sullo sfondo la North Church. Ceniamo in un tipico birrificio che, per Halloween, ha anche la birra alla zucca… dovendo guidare fino all’America’s Best Inn, in periferia, Ma7730 si accontenta di fotografare le birre del vicino invece di assaggiarle tutte!

Totale km percorsi: circa 140


LUNEDI 17

The Kittery Outlets (ME)

Lasciamo il New Hampshire ed entriamo nello stato più a nord della costa est, il Maine: uno stato ancora selvaggio, con moltissimi fiumi, foreste e circa 6000 laghi glaciali.

La giornata è splendida, anche se ventosa; la cominciamo però facendo shopping in uno degli outlet più famosi della zona; ci fermiamo poco, ma riusciamo a fare i primi acquisti, e mi rendo conto di una cosa strana: qui le taglie sono più piccole che nell’Ovest! Mentre a Las Vegas di alcune marche famose non ho potuto comprare niente, o ho dovuto prendere jeans da bambini, di qua trovo tutto… e non sono ingrassata rispetto al viaggio precedente! Che dipenda dal fatto che qui gli americani sembrano avere “misure” più umane?

Non sono una patita dello shopping, anzi passano anche diversi mesi tra un acquisto e l’altro; però i prezzi sono ancora estremamente vantaggiosi, e siamo partiti da casa con le valige mezze vuote. Qui non compriamo molto perchè lungo l’itinerario ci sono altri 3 outlet molto famosi, di cui uno in giornata e uno nel New Hampshire, dove non si pagano tasse sugli acquisti!

York, Ogunquit (ME) e il concorso di spaventapasseri

La prima vera tappa della giornata è nella cittadina di Old York, caratterizzata da edifici antichi dipinti di bianco e da una prigione considerata monumento perchè costruita nel 1719. Molto bello, su un’isoletta a pochi metri dalla costa e collegata per i rifornimenti con una teleferica alla terraferma, è il Nubble Lighthouse (o Cape Neddick Light), appena fuori dal paese. Il vento è talmente forte che ho a stento una foto che sia a fuoco…

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Nubble Lighthouse a Old York (ME)

Ogunquit (di origine indiana) ha una delle più belle spiagge del Maine; anche in questa stagione, con un vento molto forte, è veramente uno spettacolo per gli occhi. C’è anche qualche coraggioso sulle sdraio.

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Ogunquit Beach

Il paese è un trionfo delle tradizioni americane: qualche villa ha ancora le decorazioni per il Columbus Day appena trascorso (probabilmente case di vacanza che ora sono vuote); in ogni giardino decine di zucche si alternano agli immancabili scarecrow (spaventapasseri), tanto che si sta tenendo un vero e proprio concorso per la scelta del migliore. Per il momento gli americani sono ancora inarrivabili con le decorazioni di Halloween!

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Decorazioni per il Columbus Day appena passato

Il faro di Portland (ME) e lo shopping a Freeport

La città di Portland la vediamo solo di passaggio, ci interessa infatti visitare il faro più antico del Maine, il Portland Head Light, costruito nel 1791 su commissione del Presidente George Washington, e che si trova all’imboccatura del porto naturale, protetto sia da isole che da fortezze militari. Ci sono diversi visitatori, venuti in bus dal centro, ma non abbastanza da rendere il luogo affollato.

Il piccolo museo allestito all’interno è interessante; impressionanti le dimensioni della lampada esposta. Ma è l’esterno il vero spettacolo. Il grande parco che lo circonda (Fort Williams Park), che comprende diverse strutture militari inclusa una batteria di cannoni, è attrezzato per i picnic, ha viste meravigliose verso il mare e verso la città, ed è abitato da un sacco di scoiattoli (non mancano mai, di tutte le dimensioni e di specie diverse).

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Le acque di fronte al faro di Portland

L’ultima tappa di compere della giornata la facciamo a Freeport; dopo una prima delusione da L.L. Bean, entriamo in un negozio Timberland… e mi porto a casa degli stivaletti fantastici all’equivalente di 30€! Nonostante la cittadina sia stracolma di negozi, è molto carina e conserva tracce di un passato piuttosto antico (per gli USA, ricordiamoci sempre che parliamo di una nazione giovane, dove quasi tutto è più recente della casa in cui sono cresciuta!).

Astice per cena a Boothbay Harbor (ME)

Ancora un’ora di strada ci separa dall’alloggio di questa sera: l’ho scelto fuori mano, in una località molto affollata in estate, ma semideserta in autunno e inverno: Boothbay Harbor. Con il senno di poi, avrei potuto scegliere un posto meno isolato, perchè abbiamo potuto vederne veramente poco: siamo arrivati poco prima del tramonto e partiti presto la mattina… però la camera sull’acqua era carina, e il ristorante del Tugboat Inn (affollato) ha servito un’ottima aragosta (no! astice)… però Ma7730 c’è rimasto male, non aveva capito che la ricetta che aveva scelto prevedeva che gli arrivasse già spolpata; meglio per me, che non mi sono vista il povero animale sventrato sotto gli occhi!

Totale km percorsi: circa 200


MARTEDI 18 E MERCOLEDI 19

Il faro di Pemaquid Point e il ponte su Penobscot Bay (ME)

A circa 50 chilometri dallo strano motel con la reception ricavata in una barca, c’è il faro di Pemaquid Point (1827): gli scogli lungo la costa rendono molto chiaro il motivo per cui sia stato costruito qui. Stavolta non siamo in molti, non ci sono pullman di anziani venuti dalla città… non ci sono città vicine!

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Gli scogli di granito di Pemaquid Point

Il museo allestito nella casa del custode è dedicato alla pesca; a me piace di più la vista dalle finestre; il panorama dal promontorio è bellissimo e selvaggio, forse ancor di più visto il mare agitato e il cielo grigio.

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Pemaquid Point Light – il faro a sinistra, la ex casa del custode – ora museo – e la bell-house sulla destra

Dopo una settantina di chilometri all’interno, torniamo sulla costa a Camden, il primo paesino che si incontra nell’area di Penobscot Bay, un’ampia baia punteggiata di isole e dalla costa molto frastagliata. Si tratta di un luogo piacevole e carino, in cui diversi velieri riposano all’ancora per l’inverno.

Un’ultima sosta per fotografare l’impressionante ponte sul fiume Penobscot (il Penobscot Narrows Bridge; chi non ha paura delle altezze può salire sull’osservatorio) e le prime tracce di rosso evidenti tra il fogliame (qui intorno vediamo infatti le prime vere foreste) e poi ci dirigiamo al primo parco nazionale che incontriamo in questo viaggio: l’Acadia N.P.

A zonzo per l’Acadia National Park (ME)

L’Acadia National Park (incluso nell’America the Beautiful Annual Pass per chi lo avesse in corso di validità) è quasi per intero sull’isola di Mount Desert Island; i terreni sono stati donati o riacquistati dai privati e riconvertiti a foresta dove erano stati disboscati; lungo le coste ci sono alcune cittadine molto carine che vivono prevalentemente grazie al turismo e alla pesca.

Noi alloggeremo 2 notti nel capoluogo dell’isola Bar Harbor: un paese vivace e ben collegato alla terraferma e al resto dell’isola, ma con prezzi alti e molti dei motel già pieni o già chiusi per la fine della stagione.

Ho trovato l’ultima camera disponibile in un b&b bellissimo (Anne’s White Columns Inn), gestito da un host molto cortese e con colazioni deliziose, un colonnato in stile georgiano e un grande giardino: in origine era una chiesa, convertita in abitazione diverso tempo fa. Veramente caratteristico (gli arredi lo sono fino all’eccesso, con tanto di tappezzerie coloratissime e pupazzetti in camera); le tubature sono un po’ rumorose e la nostra camera piuttosto piccola, ma perfetto per noi e per la compagnia… gli altri ospiti, tutti americani di una certa età, hanno fatto a gara per farci sentire ben accolti e chiacchierare in ogni occasione; la seconda mattina abbiamo fatto colazione con una coppia texana, che aveva girato il mondo, inclusa l’Italia (e ci ha sconsigliato Texas e cascate del Niagara…).

La prima parte di visita al parco la facciamo con calma, abbiamo tutto il tempo domani… Iniziamo il percorso verso le 16:00 (ho il permesso d’ingresso, pagato 10$ e valido una settimana, con l’orario), così non ci resta molto tempo prima del tramonto, e riusciremo ad ammirarlo da un punto panoramico perfetto.

Cominciamo seguendo la classica strada da parco nazionale americano, la Park Loop Road, e ci fermiamo nei vari punti segnalati dalla cartina (ritirata al Visitor Center):

  • ci facciamo una tranquilla passeggiata ai Wild gardens of Acadia, dove una passerella in legno conduce attraverso la vegetazione;
  • una sosta alla Sand Beach, che non è particolarmente invitante con le onde così alte;
  • qualche foto al Thunder Hole, una strana formazione negli scogli dove l’acqua, arrivata a un determinato livello, provoca un suono che sembra appunto un tuono;
  • poco prima del tramonto siamo al famoso Jordan Pond, un piccolo lago molto fotogenico. Peccato ci sia già buio.

Il fatto che sia già tardi però ci regala uno spettacolo meraviglioso mentre rientriamo a Bar Harbor!

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Tramonto nell’Acadia N.P.

Peccato che il secondo giorno piova a tratti per l’intera giornata! Ci sono paesaggi spettacolari, i colori del foliage veramente vivaci, ma nemmeno una foto che riesca a rendere l’idea! Freddo e umido, facciamo il giro completo dell’isola ma sempre con il cielo grigio carico di pioggia. Una vera disdetta, perchè così ci siamo goduti tutto molto meno (e non abbiamo fatto sentieri). Gli unici a sembrare resistere a questo tempo sono gli uccelli, ne vediamo tantissimi sia sulle spiagge che nell’interno (ma niente pulcinelle di mare!).

Saliamo sulla Cadillac Mountain (che è solo 466m) da cui la vista spazia anche sul mare e sulle isole circostanti; poi visitiamo tutta la costa e gli altri due paesi principali dell’isola, Northeast Harbor e Southwest Harbor, oltre a fermarci, quando il tempo migliora lungo qualcuna di quelle strade carrabili dove si vedono ancora i ponti per le carrozze… ci sono posti che incarnano perfettamente il termine “bucolico”.

L’unico luogo in cui ci avventuriamo a fare anche gli scalini fino agli scogli, per poter vedere ogni angolatura, è il famosissimo faro di Bass Harbor Head; talmente famoso che proprio nell’anno di questo viaggio è sul calendario sulla scrivania della mia collega, insieme ad altri fari in giro per il mondo.

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Il faro di Bass Harbor Head

Finiamo il giro dell’isola sotto la pioggia battente (in tutto, tra primo e secondo giorno, abbiamo percorso circa 200 chilometri) e rientriamo a Bar Harbor con ancora un po’ di luce. La città è un piccolo gioiello, ben tenuta, e ci rendiamo conto che una delle navi da crociera che avevamo visto da lontano è la MSC Poesia… che ci sia qualche italiano a bordo?

I nostri giorni sulla costa del New England per adesso sono finiti; dopo la colazione con i simpatici texani, si parte per l’interno, oggi si va nelle White Mountains!

Totale km percorsi: circa 240 da Boothbay Harbor a Bar Harbor; circa 200 sull’isola di Mount Desert Island

*N.B. stavolta utilizzerò le sigle automobilistiche degli Stati: MA ==> Massachusetts; NH ==> New Hampshire; ME ==> Maine; NY ==> New York

TO BE CONTINUED

 

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