Verona. Bellissima in inverno, ma in periodo di mercatini di Natale troppo affollata. In questo inverno 2016 ci sono però due mostre che voglio assolutamente vedere e non posso sempre rimandare all’ultimo giorno: “Picasso – figure (1906 – 1971)” a Palazzo Forti e “Maya – Il linguaggio della bellezza” in Gran Guardia.

Lascio scegliere a chi mi accompagnerà da quale delle due partire, e così la prima sarà la civiltà precolombiana.

La Gran Guardia, che si affaccia su Piazza Bra, dopo una costruzione travagliata e un lungo restauro, da qualche anno viene finalmente utilizzata per mostre ed eventi di vario genere; ancora poco per le potenzialità della struttura, ma sembra che il Comune se ne sia reso conto e si sta dando da fare (penso, per esempio, alle mostre  “Paolo Veronese. L’illusione della realtà” nel 2014 o “Seurat – Van Gogh – Mondrian” dell’inverno scorso).

Giovedì 8 dicembre poco dopo l’apertura siamo già al terzo piano del palazzo (la scalinata monumentale, nonostante la semplicità dell’ambiente, fa sempre un bell’effetto); ci aspettiamo che la mostra sui Maya sia finalmente qualcosa di diverso [dai soliti impressionisti!], non solo per la città, ma per l’Italia intera; è infatti dal 1998 che non si tiene un’esposizione sull’argomento, e i pezzi esposti provengono tutti dal Messico.

A volte questo palazzo mi ha dato l’impressione di avere locali troppo piccoli per ospitare molto pubblico; probabilmente dipendeva più dall’organizzazione delle esposizioni che dagli spazi in sé, visto che stavolta, nonostante l’affollamento (in molti hanno avuto la nostra stessa idea), non c’è mai stata ressa o difficoltà a vedere i reperti.

La mostra è estremamente interessante: nessuno di noi è un esperto della materia, eppure ci siamo persi ad osservare la mirabile abilità di questi antichi artigiani nel lavorare i vari materiali senza l’uso di metalli; a leggere ed ascoltare le spiegazioni su una civiltà a noi così estranea, eppure con tante somiglianze con culture e religioni a noi più vicine nello spazio…

Quasi 2 ore di visita sono volate tra queste meraviglie:

Le quattro sezioni della mostra illustrano ampiamente il rapporto che i Maya avevano con la bellezza nelle diverse forme, dalla decorazione del corpo, al culto dei morti, dalle divinità agli animali sacri (serpenti, giaguari, scimmie, tartarughe, anatre…), alla scrittura geroglifica, di una bellezza talmente esotica da sembrare moderna.

L’audioguida, inclusa nel costo dell’ingresso, non è particolarmente ricca (circa una ventina di podcast); entra abbastanza nel dettaglio, e penso che sia un giusto compromesso che possa soddisfare sia chi non conosce la civiltà Maya, sia chi ha già un’infarinatura. Come succede sempre più spesso, i bambini ne hanno una dedicata.

L’esposizione ha qualche difetto (in alcune teche le descrizioni non corrispondono ai pezzi esposti, una sezione non segue la logica più ovvia), ma l’illuminazione è scenografica, nulla toglie ai dettagli delle sculture e dei rilievi e anzi ne esalta l’alone di mistero.

Il pubblico presente, di tutte le età, forse per i giorni di festa, parlava con ogni accento e i veronesi erano molto pochi!

Maya – il linguaggio della bellezza sarà aperta in Gran Guardia fino al 5 marzio 2017 (per informazioni su orari e biglietti www.mayaverona.it).

Ingresso adulti: 14€, incluso di audioguida (e guardaroba, che in questo periodo dell’anno è fondamentale). Si possono comprare i biglietti in anticipo (a 15,5 €), ma in ogni caso non credo si trovino mai le code che ci sono in mostre molto più pubblicizzate… Arrivando poco dopo l’apertura non ne abbiamo fatta!

Inutile dire che siamo usciti con la voglia di andare a scoprire di persona i siti archeologici maya!

Annunci